Una casi tipico è quello del cittadino che si chiede se può contestare le cartelle esattoriali ricevute anche se ha già presentato istanza di rateizzazione o addirittura già pagato una o più rate.

Sul tema è intervenuta la Corte di Cassazione con sentenza n. 3347 del 2017. La Corte ha affermato che la “rateizzazione chiesta dal contribuente non costituisce aquiescenza”. Ovvero la richiesta di rateizzazione non costituisce “riconoscimento del debito” da parte tua. Per cui si può sempre agire nei confronti della Pubblica Amministrazione per far accertare, ad esempio, la corretta notifica delle cartelle o la prescrizione del credito.

La richiesta di rateizzazione quindi ha il solo scopo di rateizzare il debito ed evitare procedure esecutive. Il pagamento della prima rata consente di sospendere ogni azione cautelare (fermo o ipoteca) ed esecutiva (pignoramenti) nei confronti del contribuente.

Anche la Commissione Tributaria di Roma era stata dello stesso avviso con la sentenza n. 4265/3/2017: la richiesta di rateizzazione non equivale a riconoscimento del debito perché ciò non si desume da nessuna norma.

Va da sé che, per poter validamente contestare una cartella e vedere il proprio debito cancellato, non devono essere scaduti i termini per impugnare. Fai attenzione su questo.

Ma non finisce qui.

Lo Statuto del contribuente prevede che: “L’amministrazione finanziaria è tenuta a rimborsare.. quando sia stato definitivamente accertato che l’imposta non era dovuta o era dovuta in misura minore rispetto a quella accertata”.

Insomma se il ricorso tributario ha esito positivo, il contribuente può presentare richiesta di rimborso all’Erario per avere riscosso illegittimamente debiti non dovuti.

Per cui il principio generale è: il contribuente ha sempre diritto di contestare l’esistenza o la validità di un debito fiscale risultante da una cartella, a prescindere dal pagamento rateale solo richiesto o già effettuato.